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Il risveglio del paganesimo nel mondo moderno deve un debito di gratitudine ai pionieri della Wicca, la principale corrente neopagana, sono stati loro, con coraggio e visione, a riaccendere il fuoco sacro in un'epoca di grigio dogmatismo; nonostante questo dobbiamo osservare che la tradizione che hanno fondato non è una riproduzione perfetta della spiritualità del Neolitico, è un intreccio tra la spiritualità neolitica ed elementi che caratterizzano il buddismo e i culti monoteisti occidentali da cui paradossalmente cercano di fuggire.
L’apertura all'innovazione, l’introduzione di nuovi elementi in una religione è senza dubbio un segno di vitalità, penso che non dobbiamo ricalcare alla perfezione la religione del Neolitico perché la spiritualità dovrebbe evolversi con il passare del tempo e l’acquisizione di nuove conoscenze tuttavia sento la necessità di esaminare con uno sguardo critico due concetti introdotti nel paganesimo dai primi autori della Wicca che mi appaiono come corpi estranei: la reincarnazione e la legge del tre.
Prendiamo la reincarnazione, l'idea di un ciclo di rinascite determinato dalla condotta morale, una ruota dalla quale si può fuggire solo attraverso un perfezionamento spirituale; questo è un concetto che mi suona estraneo all'essenza pagana, la reincarnazione così come viene proposta nella Wicca, pur derivando da una religione orientale, il buddhismo, sembra riecheggiare il meccanismo di punizione e ricompensa delle religioni monoteiste occidentali dove alla paura dell'inferno si sostituisce la fatica di un eterno ritorno.
Dalle sepolture del Neolitico, ricche di utensili, armi da caccia e ornamenti, emerge un immagine chiara delle credenze dei nostri avi riguardo ciò che li aspettava dopo la morte: credevano in una continuazione dell'esistenza, non in una ripetizione; credevano che l’anima del defunto si avviava verso un aldilà definitivo, per questo motivo i corpi dei morti venivano sepolti accanto ai loro oggetti terreni che gli sarebbero stati utili nell’altra vita, se credevano in una reincarnazione non avrebbero seppellito i morti con gli utensili inoltre nei sepolcri non ci sono simboli che rappresentano la rinascita in un nuovo corpo, ci sono invece figure che ritraggono il viaggio dell'anima; questa visione della continuazione della vita in un corpo meno denso come stato definitivo trova eco nelle successive culture pagane come i Greci, i Celti e i Norreni dove il concetto di reincarnazione è assente.
Anche la cosiddetta legge del tre, l'idea che tutto ciò che si fa ritorni triplicato mi pare una forzatura morale estranea al mondo pagano antico, è un concetto che ricorda da vicino il karma del buddismo; il paganesimo non è governato da una giustizia cosmica automatica, le azioni compiute hanno conseguenze ma sono conseguenze che si dipanano nella trama complessa della vita, non in un meccanismo di contabilità spirituale.
Osservando il mondo possiamo renderci conto che, per fortuna, questa legge non funziona, se fosse vera le conseguenze sarebbero paradossali e paralizzanti; vi immaginate un mondo dove ogni male inflitto ritorna triplicato, tutto ciò creerebbe un'escalation infinita di dolore, una reazione a catena che intrappolerebbe l'umanità in un circolo vizioso di sofferenza; questa legge inoltre frenerebbe il naturale impulso ad agire, ci si chiede chi oserebbe agire in una situazione difficile sapendo che un errore involontario potrebbe scatenare un contraccolpo triplicato e incontrollabile? Invece di un'etica della responsabilità si rischia di coltivare un'etica della paura.
Nonostante non condivido tutto ciò che hanno scritto i pionieri della Wicca il mio cuore è colmo di gratitudine verso di loro; senza il loro lavoro e l’audacia nel ridare voce agli Dei il paganesimo sarebbe sicuramente rimasto confinato nei libri di storia, un reperto da studiare, non una spiritualità da vivere; è stato proprio attraverso il sentiero che hanno tracciato i primi autori Wiccan che io e milioni di altre persone abbiamo avuto l'opportunità di conoscere una spiritualità che risuona con la nostra anima.
Spero che il futuro del paganesimo sia un processo di purificazione; credo che una religione pagana autentica che abbia il coraggio di liberarsi dai concetti importati citati sopra possa diventare non solo un'alternativa valida ai monoteismi ma l'espressione di una spiritualità libera radicata nella sacralità immanente di tutto ciò che esiste, un paganesimo che non promette salvezza ma offre presenza, che non minaccia con l'aldilà ma celebra il qui ed ora.

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